lunedì 30 giugno 2014

Un falò nelle tenebre



In poche parole, e per farla breve, ci sono delle situazioni, dei richiami, in cui il nostro essere sembra cadere a qualche milione di anni fa, nel mare del tempo, per ritrovarsi tra la paura e il buio, in quel vortice di ignoto dove vivono i timori primigeni.
Sono paure ataviche, luoghi spaventosi, ma non per questo spiacevoli o evitabili.
Accade quando ci si affaccia dall'alto; quando ci si perde; più comunemente quando si ha fame, e altri bisogni dell'istinto.
Accade poi spesso di notte, facilmente in un bosco, dove una parte di noi vuole l'albero e la sua sicurezza, mentre un'altra brama il fuoco perché porta luce e perché in esso l'uomo si rivede consumandosi.
Così accade che quando si fa un falò in un bosco, e per il fuoco, e per la notte, e per gli alberi e per ogni suono, si precipita in quella dimensione ancestrale da cui appena qualche millennio di stentata civiltà ci divide. E tutto assume le forme dell'ignoto.
Non è un posto vero, lì, nel bosco, di notte, davanti al fuoco, perché a viverlo sono i nostri sensi ingannatori, e tuttavia ci sembra che al mondo non ci siano altre verità, sentiamo di essere tornati padroni di un regno che era perduto, dei possedimenti notturni che avevamo dimenticati.
E si guarda il fuoco.
La prima cosa che si pensa fissando a lungo il fuoco è quella di essere su di un'isola. L'isola ha le dimensioni del cerchio di luce, tutt'intorno c'è il nulla. Noi, aggrappati ai bordi, scrutiamo intorno l'oceano senza rive della notte, sospesi tra due mondi che si odiano e si temono.
Ci rendiamo conto essere noi stessi un mondo a parte, uno scoglio contro i confini della realtà.
In quei frangenti solo i rumori notturni ci impediscono di impazzire, distraendoci la mente. Così seguendoli fuggiamo loro dietro, immaginandoli con forme e colori, ma sempre la mente torna al fuoco, al centro di tutto, e in essa trova risposte a domande incomprensibili.
Poi si mangia, com'è giusto che sia, e mentre si mangia si preferisce soffermarsi sul vuoto d'intorno, riflesso del vuoto che col cibo riempiamo, consci che in realtà noi stessi siamo notte, e non vi è luce che possa saziarci.
Un fiume scorre lento a ricordarci che tutto passa: ma non ora. Perché di notte si ferma il tempo, di notte il fiume ci lascia indietro ad aspettare il giorno, e vedendolo fuggire ci rammarichiamo per la sua triste sorte, e per il suo essere trascorso.
Non dirò poi banalità sulle stelle, ma solo che davanti a un fuoco sembrano meno belle, come non necessarie, quasi fastidiose. Spettatrici annoiate delle banalità umane.
Quello che si dice di notte, davanti a un fuoco, si fa fiamma e si imprime come luce nella mente. Quello che si fa di notte, davanti al fuoco, diventa un ricordo caldo, e crea incendi nella memoria.
Un colpo di vento e la legna respira, un attimo di vuoto e l'assedio del buio si fa stringente.
Ora comunque è ancora caldo, e il fuoco mi scotta la pelle. Come conseguenza mi rilasso, il fuoco brucia per me.
Ora fa meno caldo, e il fuoco morente ammicca appena, con le sue braci sognanti spiate dal mattino. Come conseguenza mi sveglio io, e mi alzo, mi stiro, e vedo che non ero su un'isola, intorno c'è ancora il mondo, che forse si è ricostruito appena le ombre sono fuggite, o forse aspettava in silenzio sotto la cortina tenebrosa. Fatto sta che è ancora lì, e più riappare meno si vede il fuoco, che è una creatura anche lui, come me, e col sole si fa trasparente come un fantasma, e come un fantasma anch'io fuggo altrove, scacciato dalla luce che violenta il bosco.

lunedì 23 giugno 2014

La promessa - Un racconto di fantascienza

Bhe ma cosa volete, è inevitabile. A forza di legger racconti si ha voglia di scriverne.
La regola è una e una soltanto: non copiare. Altrimenti tanto varrebbe copiare bene. No?





Tutto andava come previsto, come anzi solo le più rosee previsioni avevano ardito dire: si era a un passo dall'immortalità.
Loro, i viaggiatori, continuamente ripetevano: ci siamo quasi.
Questo non valeva proprio per tutti, del resto i ritmi di lavoro nelle fabbriche e nei siti di estrazione energetica parevano allucinanti. Certo, grazie alla loro assistenza medica un essere umano poteva lavorare e fino a 20 ore al giorno; neanche il sonno era più necessario grazie ai pharmacon ipnotici. Taluni rimpiangevano la venuta degli estranei, ma loro sull'obiettivo erano stati chiari fin dall'inizio, "insieme raggiungeremo l'immortalità".
Venivano da un ammasso planetario ai confini della galassia, dal settore che precede l'immensità buia fino alla galassia successiva. Una stirpe senza stella, cresciuta nelle tenebre abissali di quella parte di universo. Per avvicinare i fiochi barlumi affacciati sulla loro notte eterna, le stelle più lontane, erano progrediti in fretta, sino a esplorare gli spazi più prossimi ai loro regni; dopodiché avevano fatto il salto, quello nel sub-spazio, nella regione senza tempo né distanza, e con le loro navi erano giunti delle profondità siderali.
Arrivati sulla terra si erano subito accordati con la nostra specie decadente, affermando che con la giusta cooperazione (le nostre risorse), e la loro scienza, saremmo presto arrivati al segreto che tutte le forme di vita inseguono: la vita eterna.
Erano antropomorfi come noi. No, la cosa non deve stupire. Perché poi dovrebbe?
Le possibilità sono pressoché infinite. Scuri, coperti di nero, nelle loro navi di rame antico grandi come una città umana, dirigevano i lavori.
Sì, ogni tanto condividevano. Ad esempio da tempo si diceva che fossero riusciti per la loro specie - a noi biologicamente sconosciuta -, ad ottenere un significativo allungamento della vita.
Così erano iniziati i regali.
Concedevano periodicamente a un gruppo di umani di emigrare su uno dei loro pianeti. Questi prescelti ottenevano così tutti i benefici della loro civiltà, compresa una vita maggiore. Serviva anche, tutto ciò, a integrare meglio le nostre due specie.
Tali umani non potevano più tornare perché, dicevano, "lo spazio è così vasto da esser cieco, e le sue distanze percorse una volta soltanto". Allora tutti ci si chiedeva come stessero, e quando sarebbe venuto il nostro turno di viaggiare fino ai confini.
Mi sono sempre chiesto se alla fine della galassia le cose siano come qui. Se il tempo non agisce in strani modi, e lo spazio non si percepisce diversamente.
Ma presto lo saprò, sono stato infatti scelto per unirmi all'avanguardia umana sui mondi esterni.
Il viaggio, mi dicono, non sarà né lungo né breve. Oltre un certo limite infatti non esistono distanze, e si entra come in un sogno.
Una volta arrivati impiegheremo del tempo ad adattarci, ma tutto ci sarà rivelato.
Io voglio sapere, voglio conoscere le verità universali. Io, il diplomatico Vigo Seras, sono pronto.

Oggi è il giorno della partenza. Per registrare le mie impressioni porterò con me un registratore vocale sotto la tuta. Dobbiamo indossare una tuta speciale, nera come quelle dei Viaggiatori, poiché le condizioni all'interno delle loro navi non si adattano alla vita umana.
Uno di loro - sono altissimi e lenti - mi ha indicato dove spostarmi. Ci siamo appena accomodati, io e gli altri fortunati, in un ponte panoramico di poppa. Qui si vede il pianeta dall'alto. Allontanarsene somiglia al cadersi dentro, al precipitare dentro a un gorgo.
Siamo dentro già da un po'. Non si sente alcun rumore. Non si vede nessuno. Da non saprei quanto siamo al buio.
Ora è come se fossimo sospesi nello spazio cosmico. Senza nave. Solo spazio senza stelle.
Mi chiedo quando ci contatteranno. Tuttavia non ho né fame né sete. Gli altri non so, non possiamo comunicare.
Siamo qui, siamo ancora qui. Ma qui dove?
Non riesco a ricordare neanche dove sono, mi sembra di essere qui da sempre. Forse che c'è un motivo particolare per essere qui?
Ebbene, ma io cosa sono?
Esisto, o sono la voce del buio?
Intorno a me non c'è più nessuno. Forse non c'è mai stato nessuno. Forse niente esiste.
Ora sento di addormentarmi. Eppure qualcosa dev'esserci in questo vuoto eterno...


Tutto andava come previsto, il progresso planetario rispettava le più rosee previsioni. I viaggiatori dicono di essere a un passo dalla vita eterna e che mancano solo pochi sforzi, solo altre risorse, qualche anno di lavoro.
Io sono il tenente Sigari Montel, e sono stato scelto per viaggiare nei loro regni.
Gira voce che non ci siano altri regni, che i prescelti vengano lasciati alla deriva nello spazio o in strane dimensioni, e che i Viaggiatori si spostino una volta esaurito un pianeta.
Personalmente le ritengo facezie sovversive. Quello che conta è che sto per partire verso un lungo viaggio, e mi aspetta l'eternità.

Dissertazioni geo-politiche sul lungomare di Fano





Sabato mi sono messo sul lungomare di Fano, sotto una tettoia in legno proprio in mezzo a un prato. Un luogo di passaggio e di ristoro, dove giocano i ragazzini e leggono il giornale gli anziani.
Bene, leggevo qualcosa anch'io, ed ero sdraiato su una panchina, quando arriva una signora di età, probabilmente intorno ai 70, che con tutte le sue cosine mi si siede accanto, si sbuccia una mela, aspetta.
Io continuo a leggere, lei ad aspettare.
Poi mi ricordo che mi serve sapere dov'è un supermercato. C'è da fare scorta per la sera. Così chiedo informazioni a lei. Mi risponde in un italiano non perfetto ma lineare, molto più scorrevole di quello dei 16enni, e mi dice di andare qua, poi là, ecc ecc.
Mi preparo per andare nel luogo che mi ha consigliato. Poi mi risiedo e le chiedo di dov'è.
Mi dice di essere Ucraina, e intravedo la possibilità di creare una discussione proficua.
Così dismetto totalmente l'intenzione di andare e, riaccomodandomi come prima, le chiedo di dove esattamente.
È di un paese vicino Doneck, proprio nella zona dei tumulti, e sì, alla mia domanda specifica risponde di parlare russo. A questo punto provo a riportare il dialogo con lei avuto, sicuro di rimanere fedele all'originale, ma tralasciando le sue seppur trascurabili incertezze con l'italiano.

- Signora, ma cosa sta succedendo in Ucraina, so bene che i media italiani mentono spudoratamente sulla vicenda, arrivando ad asserire che il tutto si riduce a uno scontro tra filo-russi e filo-europei.
- Sì, è tutto falso. Nessuno dice la verità. Dietro ci sono gli americani.
- Ma quindi è davvero così, nella parte orientale del paese è stato trovato il gas e ora vogliono mandare via tutti.
- Esatto, nella regione dove sono nata, e in altri posti, il governo del mio paese ha venduto grosse fette di territorio alle multinazionali petrolchimiche occidentali, le quali ora possiedono una parte dell'Ucraina. Mandano via le persone per operare liberamente, e noi reagiamo. Si tratta di una guerra per la sopravvivenza, Russia ed Europa c'entrano marginalmente, a muovere tutto sono gli americani. Per poter controllare il gas.
- Ma com'è possibile - le chiedo io - che mentano così spudoratamente?
- È possibile perché è quello che hanno sempre fatto. Ci sono i soldi di mezzo e si stanno preparando a tutto, anche a una guerra. L'europa, l'Italia, non contano niente. Io ho fatto l'università nel mio paese, ho studiato ai tempi dei soviet, parlo tre lingue, mi informo, e sento i miei parenti, non te lo dico per partito preso, le cose stanno davvero così.

Poi continua. Mi spiega che lì se non te ne vai ti ammazzano, e l'unico modo per difendersi è reagire. Perché non sentono ragioni, né il governo corrotto di Kiev né gli americani, e continua ancora così: - Cosa ci fa l'Europa con L'ucraina, non ci fa niente. A loro serve solo la ricchezza del nostro sottosuolo, e ci obbligano a interessarci solo del grano.
A questo punto la interrompo: - Difatti eravate il granaio dell'unione sovietica. Ma oggi come si sta da voi, meglio o peggio rispetto a prima dell'89.
- Da noi? - mi risponde - Da noi si sta peggio, molto peggio. - lo dice con una faccia sconsolata, e continua. - Ti dico solo che oggi, la gente, semplicemente è più cattiva, e col nuovo sistema occidentale nessuno crede più a quello che fa. Ai miei tempi, col partito, non avevamo tutto il finto benessere di oggi, ma tutti sapevano cosa dovevano fare; io ero studente e percepivo uno stipendio perché studiavo. Appena finiti gli studi mi hanno dato una casa e un lavoro. E poi mi sono sposata.
Oggi c'è solo invidia e arrivismo.
- È il capitalismo che lo prevede, che lo vuole. Come pensa finirà?
- Penso che i russi non staranno a guardare, e a soffrirne sarà come sempre il popolo. Contano solo i soldi e la gente non ha i mezzi morali per reagire.

A questo punto avrei voglia di fare molte altre osservazioni, ma non so perché sento che mi ha già detto tutto quello che poteva dirmi sull'argomento. Inoltre fa caldo e sento il bisogno di fare due passi. Certo in gran parte la nostalgia per i "tempi andati" ha influito sul suo giudizio, ma anche qui so che in quello che dice c'è una parte di vero.
Così mi alzo, saluto, e me ne vado a far spesa.
Torno dopo mezz'ora, o forse era un'ora, e la trovo insieme ad altre Ucraine a parlottare in russo. Avevano appena finito di bersi una cosetta e se ne stavano andando. Io le sorrido. Lei mi guarda e dice: - La vedi questa mia amica? è andata ora alla Western Union per spedire dei soldi in Ucraina. Le hanno detto che non si può più, che hanno chiuso tutte le transazioni. Perché la Western Union è americana, e stanno iniziando a isolare il paese.
Non so cosa dirle, la saluto semplicemente e mi rimetto sul prato a risposarmi un po'.
Poi penso a tutte le persone che conosco. Tutte. E mi chiedo: loro cosa ne sanno di questa storia?
E quelle che non conosco?
Che idea ha la gente dell'america? Degli stati uniti d'america.
Basta controllare i media e il gioco è fatto, alla gente fai credere quello che vuole, anzi: alla gente l'america fa credere quello che vuole, e lei vuole tutto.

lunedì 9 giugno 2014

La strumentalizzazione delle famiglie

La madonna nera di Loreto



Stasera mentre aspettavo blob ho visto un pezzo del tg marchigiano di raitre, che uno dice: Cazzo potrà mai succedere nelle marche?
E invece no, qualcosa succede. C'era il pellegrinaggio Macerata - Loreto.
E mi sono visto il servizio.
A essere intervistato dal cattolicissimo inviato era il segretario di stato pontificio, che lamentava la scarsa presenza di giovani. "I giovani", diceva, "li abbiamo persi togliendo loro le madri". Una frase un po' ambigua, e che lì per lì non sono riuscito a capire. Poi tutto è stato chiaro, e ho collegato la psicologia cristiana alle sue applicazioni sociali.
Ma certo, loro hanno un format, no? Cioè, in realtà partono da teorie filosofiche ragionatissime, le basi sono greche, ma il messaggio per il popolo qual è?
Madonna = mamma
Signore = papà
Gesù = figlio e sposo
E così via. In base a queste e altre figure cercano di stabilire un'empatia col fedele/consumatore, un po' come per venderti un televisore ti ricordano che ci sono i mondiali e che chi te lo vende tifa italia.
Ora, cosa stava dicendo in realtà Parolin, segretario di stato vaticano? Diceva questo: noi abbiamo questi simboli, se la società cambia, e anche la famiglia cambia, questi simboli non vanno più bene, e il legame di empatia è spezzato.
Traduco in modo ancora più semplice: tutto deve restare com'è per consentire la sopravvivenza della chiesa.
Del resto quello fanno da secoli, sopravvivono. Se il giovane perde le figure genitoriali e cresce in un ambiente con più punti di riferimento poi non può più in alcun modo rivedersi nella mitologia cristiana, la quale non è astratta come le divinità amorfe mesopotamiche, o variegata come nei politeismi greco-romani: è statica e si rifà alla famiglia. Se nella società sparisce la famiglia così come rappresentata finora sparisce anche il culto cristiano, e via via gli altri monoteismi.
Gli ebrei no, quelli hanno il vantaggio di essere tutti separati, e per loro il culto diventa un modo per ritrovarsi nel mondo.
Il servizio si è concluso con dei giovani che applaudivano il papa intervenuto telefonicamente. Erano lì più che altro perché, alla fine, ci sono anche le ragazze, e le ragazze erano lì perché, ovviamente, ci sono i ragazzi. Erano lì per scopare, praticamente. Impareranno gli usi e costumi cattolici, cioè il fingere sempre, non essere mai se stessi, e diranno a loro stessi, e a chi li ascolta, di essere lì solo per vedere la madonna di Loreto.

mercoledì 4 giugno 2014

Salvatevi dai mondiali




Chi sono, cosa sono, perché esisto?
Ma soprattutto: cos'è la vita?
A questi quesiti tutti sanno rispondere, che è come dire che nessuno sa farlo, perché una risposta, a ben vedere, non c'è. Eppure sappiamo ben formarci delle certezze, che a noi paiono verità irremovibili. Delle nature più varie, a volte contrastanti fra loro, ce le elenchiamo mentalmente, le sfiliamo col pensiero, ci passano su una moltitudine di dita inesistenti, senza che abbiano un ordine di grandezza, né insiemi specifici. Queste sono le nostre poche, sparute certezze.
Ad esempio, io, così, per dire, odio la leggerezza.
La leggerezza, si sa, è gran cosa, lo è stata, purché sia ragionata; chi vuole invece rifuggire ogni pensiero, e così esser leggero, a me, cosa volete, mi sta in antipatia. Dirò: non posso proprio vederlo.
Ad esempio chi si chiude alle novità per non turbarsi: cos'è costui, una bestia, un coprofago dell'abitudine?
Per non parlare di chi scivola sulle cose col sorriso in tasca e un abbigliamento ricercato. Costoro, in verità, mi fanno più pena che altro, persi nei loro liquidi seminali, nei loro brodi vaginali.
E come non parlare del "così si dice", "così si fa", la borghesia dell'essere, l'essenza del mediare borghese. La moltitudine del Tutto uguale.
Ma questi sono ancora poca cosa in confronto al vero lerciume. No, non sto parlando delle commesse che non ammiccano ai clienti, bensì dell'aborrito, inumano, deprecabile spettatore di calcio. E mi riferisco ai mondiali incombenti, che minacciano la quiete estiva come una cannoniera russa ancorata in porto.
Eccoci, qui, arrivano i mondiali, e subito il succitato tizio, l'uomo calcio, inizia a figurarsi il mondo come lo si può giusto vedere nelle scuole primarie, o nei cartoni animati: una serie di stati. Ma no, non stati, bandierine di stati, e ogni stato è la sua bandiera. Ora, l'uomo calcio, semplifica ulteriormente, riducendo il mondo a un insieme di squadre di calcio, ognuna delle quali rappresenta il proprio paese, e tutte insieme vanno al mondiale. Questo è per lui il mondo.
Un paese, uno stato, non sono la loro storia, ma quella squadra, ciò che fanno in quel mondiale.
Una guerra per miserabili.
Nientemeno, da noi, appaiono bandiere, la gente sembra credere in qualcosa - oltre lo stanchissimo cattolicesimo -, e tutti si adunano, stanno insieme più volentieri se, voglia Dio, gioca la nazionale, e voglia Dio vinca. Perché neanche Dio è più una cosa seria quando gioca la nazionale, sempre che lo sia mai stata.
Quest'anno i mondiali si giocano in brasile, lontano dagli occhi, immersi nel sud del mondo, tra i suoi terroni meticci e bestiali, nelle braci razziali di un colonialismo feroce, delle guerre in nome della croce, tra i figli degli schiavi e l'europa che fuggiva altrove. Ma questo, all'uomo calcio, non interessa.
Egli vuole infatti solo vedere una palla che rimbalza, una persona che urla, uno stadio che rumoreggia. Possibilmente in poltrona, al bar, o dove ama posare il fondo schiena in attesa del niente che contempla. E il tutto, passivamente.
Infatti in nessun modo l'uomo calcio, vedendo una partita, può influenzarne il risultato, tanto che quando egli urla, si dispera, non lo fa per gli esiti di questa, ma per la sua impotenza davanti agli eventi. Così talvolta decide di recarsi allo stadio, dove inconsciamente sa di poter influire in qualche modo: urlando. Facendo il tifoso, ossia un pazzo che urla perché, evidentemente, non sta bene; uno che urla così, che si agita così per niente, può mai star bene?
 Ma che urli lì, allo stadio, o davanti alla tv, poco cambia.

Costui sta forse bene?


Migliaia di operai sono stati sfruttati durante la realizzazione di questo mondiale. Migliaia di persone hanno perso la loro casa per far spazio ai nuovi impianti.
Ettari di foreste vengono abbattute.
Ma a me, cosa volete, non me ne frega un cazzo. Io sono il principe Valkovski, io sono colui che non si cura di niente, solo di ciò che gli piace o no. E il calcio non mi piace: che è un bellissimo sport, ma ci intrappola dentro un mondo che non esiste, facendoci vedere le cose come non sono, in attesa di qualcosa che non verrà mai a svegliarci. E ci mantiene impotenti, tanto che non esito a dire che l'abituale telespettatore così come assiste inerte alla partita, allo stesso modo, poi, si muove nella vita, o poco ci manca.
E allora ho un messaggio, un messaggio per questi mondiali, a voi due, tre che leggerete. Questa estate non guardateli, ma, piuttosto, drogatevi. E, in caso, sentiamoci.

La festa del mago



Sotto una luna gigante si allungavano le ombre, qualcuna corre e altre ridono forte, perché è il compleanno del mago, e dal pozzo dei secoli emerge il suo sapere.
Altri danzano nella foresta stregata, e urlano: venite, le campane melodiose suonino a festa, si festeggia la nascita del più grande stregone, andremo ai confini del mondo ma non è lontano; il suo altare nereggia tra le stelle ma arriveremo in pochi battiti del cuore.
E si udirono questo e altri richiami, e gran tregenda di fuochi neri, e fate radiose, e ancora altri esseri cangianti su sentieri ammantati di pallore tra le fronde scure e le grandi querce purpuree; i rospi gli dedicano dei lamenti - chi si lamenta per il mago?
Gli unicorni spiccarono grandi salti - tutti saltano per il mago.
Draghi più neri della notte urlavano nelle altezze del mondo - dove si trova, laggiù, il grande mago?
E i ragni sognanti tessevano tutti i ricordi - è giunto dalle profondità il mago!
Il grande fuoco verde arde già, demoni e poeti gli sfilano accanto, dai golfi della notte ecco venire il Mago.
Chi celebra la grande messa?
Il mago! - urlò la foresta.
Chi raccoglierà una manciata di stelle per scaldarci i cuori? - I pensieri del mago catturano ogni cosa ! - dissero le bestie con gli occhi sgranati.
E così parlò il mago, dallo scoglio del tempo dove sempre intratteneva il suo popolo:- E se in questo giorno da uno divenissi due?
- Questo mai può essere. - Risposero le creature alate.
- Ma questo fuoco poderoso allontana le ombre nei sentieri appena dimenticati, e un mago nero è la mia ombra che già percorre la via del tornare a noi.
- Allora spegniamo il fuoco e solo splendano le stelle. - Dissero i draghi randagi.
- La mia ombra è già fuggita da me. - Sussurrò il mago.
- Ratto riprendila o ti sfiderà. - Disse meraviglioso un faraone dorato.
Poi qualcuno giunse dal sentiero dimenticato verso cui s'erano allungate le ombre.

- Che sia tempesta se qualcuno zittirà la mia rivalsa! - Urlò l'ombra.
- Stai al tuo posto, ti saranno date carezze consolatorie. - Gli si rivolse il mago.
- Darò artigli alle tue carezze e le manderò a dilaniarti.
- Forse un sorriso ti può placare.
- Lo muterò in ghigno feroce per sbranarti.
E scorre il fiume del tempo, l'ombra era divenuta un uomo nero con due rubini pazzi al posto degli occhi.
- Troppo hai regnato, lo scettro ora è mio!
- Placherò la tua ira con parole di saggezza.
- Ma io ti sfido, e sfido tutti voi!
- Vi sarà pace sotto questo cielo.
- Radunerò le legioni dell'abisso per distruggere la tua fortezza. - Strillò l'ombra.
- La luce della mia anima li sbiadirà.
- Vi manderò il sonno della perdizione e incubi di dolore vi renderanno folli.
- Trasformerò i tuoi incubi in raggi di sole.
- Vi seppellirò tra le risate dell'inferno!
- Noi continueremo a ritornare qui.
- Farò finire i secoli e crollare il tempo, una tormenta di niente vi cancellerà! - Disse stridula l'ombra.
- Vivrà in eterno la stirpe dei maghi, già il fuoco trema e il sentiero delle ombre che si aperse sta chiudendosi.
- Sarà un'alba di orrori!
- Dissolviti e torna in me.
- Ma il potere dell'oscurità che sono tornerà!

Poi i raggi del sole nascente trovarono tutte le creature che avevano assistito allo scontro, definendo la figura del mago. Stanco si alzò, e col giorno inizio la sua festa.




domenica 1 giugno 2014

Endermen


Endermen.
Aka  perchè sono una delle creazioni più deviate della mente umana

 
Vediamo un pò...una settantina d'anni di film dell'orrore e svariate migliaia di libri e racconti dell'orrore..e cosa hanno prodotto?
Una tonnellata di antagonisti più o meno riusciti.
Alfieri dell'ansia, della paranoia, del terrore e dell'insicurezza nel riuscire in un'impresa.
Toccano, chi più chi meno, varie corde nelle nostre paure ataviche
(Ed essendo videogame, paure incanalate attraverso le dinamiche e la fisica del gioco in cui siamo proiettati)

Avendoli provati un pò tutti salto a piè pari e posso dire con assoluta certezza che il maggior grado di terrore ed ansia lo detiene senza ombra di dubbio l'Endermen di Minecraft
Eccone una diapositiva:
Ma come? Un gioco in 3d a cubi e dalla grafica risibile? Un SANDBOX? (per gli ignoranti: un prodotto senza uno scopo predefinito in cui alla fin fine il divertimento te lo crei tu e chi è con te nel server di gioco)
Non è neppure un mostro, è un coso allampanato fatto da quattro cubi neri con due cubetti viola per occhi.
Niente di più sbagliato, ma vediamo chi potrebbe competere con questo "mostro".
Prendiamo dal mazzo qualcosa qua e la tra i meglio riusciti e compariamoli in modo "analitico".



Pyramid Head (Silent Hill)

Protip: Saga di giochi silent hill. Non il "vero malvagio" ma uno dei personaggi che genera più ansia/timori e che perseguita il giocatore in più di un episodio.
Ma passiamo alle domande:

Chi è?
Stando a varie rivelazioni ed incontri in quasi tutti i Silent Hill Pyramid Head è l'impersonificazione del senso di colpa del protagonista (cioè del giocatore impersonato da voi).

Cosa fa?
Appare, stupra qualcosa,  massacra qualcosa (o qualcuno), vi fa soffrire e cerca di uccidervi.
Pedina, cammina in stanze attigue alla vostra, vi mette ansia.
Non parla, grugnisce. Non c'è comunicazione possibile. Si può solo scappare o affrontarlo.
O stare immobili a guardare mentre commette qualche atrocità ad una persona cara.

Come si manifesta?
Si sente lo stridio della sua enorme mannaia-spada-bloccodiqualcosa che striscia sul terreno e i pesanti passi che lo accompagnano.
Uno sferragliare generico insomma.
Accompagnato ovviamente da svariate colonne sonore che denotano urgenza

Debolezze ?
A livello di "personaggio" non ne ha. E' una sorta di divinità con cui bisogna venire a patti.
La sua più grande debolezza però è l'essere in una sorta di "script" ovverosia una serie di azioni.
Ciò che fa lo fa per uno scopo che è quello di mettervi di fronte ai vostri errori passati. E' una sorta di carnefice che esegue la sentenza di un giudice.

Risultato?
Mette ansia, fa paura. Ma ha uno scopo ed un proposito.





Passiamo al prossimo...

 Hunters:
Amnesia: The Dark Descent Monster
 Protip: Gran bel titolo in cui essenzialmente ti svegli in un castello e non ti ricordi più un cazzo. Sai solo che c'è qualcosa che ti da la caccia e il proprietario del castello va ucciso.
Non hai armi, non hai difese a parte il nasconderti al buio.
Quasi tutto ciò che può far "danno" ti ucciderà se gliene dai modo.
Inoltre, avendo le atmosfere lovecraftiane tanto care, c'è la sanità mentale.
Guardare l'orrore (scene disturbanti, ricordi disturbanti, stare per troppo tempo al buio completo) causa perdità di sanità mentale. Avrai tremori (che ti faranno scoprire), ansimerai, la visione inizierà ad oscillare e avrai allucinazioni uditive e visive (come veder camminare sulle pareti insetti)


Chi sono?
Erano esseri umani, servitori del Barone Brennenburg.
Uccisi, rimessi assieme e rianimati come servitori eterni del Barone.

Cosa fanno?
Mentre esplori il castello e cerchi informazioni li puoi sentire o intravedere di tanto in tanto
Se ti vedono ti inseguono e ti possono abbattere in un due colpi.
Possono abbattere porte, casse ed oggetti a terra se sono nel tragitto tra te e loro.
Puoi solo scappare e nasconderti al buio.
Se li fissi la vista si appanna e vortica, la sanità mentale cala in picchiata.

Come si manifestano?
Sono nel castello, ti danno la caccia e sembrano dotati di un intelletto elementare, ma presente.
Ti cercano, fanno ronde di pattuglia, obbediscono agli ordini del Barone

Debolezze?
Sono non-morti quindi no, non ne hanno se sei un uomo comune perdipiù disarmato.
Li puoi evitare dato che se non ti muovi e stai al buio non ti vedono a meno di non finirgli davanti ai piedi.
Anche loro, scriptati. Si incontrano in tot posti e vanno "superati".

Risultato?
Funzionare, funzionano.
Specialmente se si è impressionabili/si ha paura nell'essere predati o inseguiti.







Ma facciamone un ultimo..



SCP-173



Protip: SCP-Foundation è un sito nato come wiki basato su un assunto di fantasia.
Esiste una fondazione chiamata SCP (Secure Contain Protect). Una sorta di agenzia sovragovernativa con ramificazioni in tutto il mondo il cui scopo è scovare artefatti, persone e particolarità che sfuggono all'umana comprensione e possono essere dannose per l'umanità tutta.
Ogni artefatto è chiamato SCP-numero e classificato.
Questi SCP vengono catalogati, catturati (contained) e trattenuti per studio o sicurezza.
Ovviamente larga parte delle fatiche di questa agenzia consiste nel contenere tali oggetti che sfuggono ai normali scopi della fisica.
Hanno tra classificazioni. Safe (sicuro). Euclid (non sicuro al 100%, sfugge a molte leggi della fisica). Keter (potenzialmente capace di sterminare qualsiasi cosa)
Per alcuni di questi SCP dei fan hanno creato dei minigame .
Pur essendo generati diciamo in modo "amatoriale" diciamo hanno un loro perchè.

Ma veniamo a SCP-173

Chi è?
E' un fantoccio fatto di cemento, plastica e pitturato con vernice spray
Attualmente è contenuto in una stanza fortificata senza finestre, osservata costantemente da telecamere a circuito chiuso.
E' animato e senziente ma in condizioni di riposo si limita a fissare un muro, immobile all'occhio umano.

Cosa fa?
In condizioni di riposo si può sentire un rumore come di unghie su pietra.
Dalla sua posizione si accumula una mistura colorata di feci e sangue (origini sconosciute)
Se approciato da esseri umani è necessario un unico accorgimento: mai smettere di guardarlo.
La procedura tipica (usata per quando va mantenuta in sicurezza la sua stanza di contenimento) è avere 3 D-Class (D sta per disposable) che lo fissino allertandosi l'un l'altro quando devono sbattere gli occhi.
Se non viene osservato da occhio umano ed ha una prossimità con esseri umani in linea d'aria si muove ad incredibile velocità puntando a questi.
Uccide spezzando il collo o strangolando. Anche se nessuno vede come fa a spostarsi o in che modo applichi tal movimento.
Un battito di ciglia ed ha colmato la sua distanza da te. Il successivo sei morto.


Come si manifesta?
Non si manifesta, è lì e lì sta.
Nel videogame è rappresentata una Breach Containment ovverosia un evento in cui vengono applicati i protocolli di base (chiusura dell'alla della base per evitare che inizi una catena di uccisioni potenzialmente infinita)

Debolezze?
E' come inanimato se lo si osserva. mantenere il contatto visivo lo rende immobile


Risultato?
Uno dei meglio riusciti SCP a livello di ansia e paranoia che può generare. Il videogame benchè amatoriale sembra rendere ottimamente l'atmosfera







Non male eh?

Ma veniamo a quello che è sicuramente il peggiore di tutti. Con il perchè di tale scelta.

Enderman

Protip: Minecraft è un sandbox game. Sei un omino di cubi e vivi in un mondo composto essenzialmente da cubi. Parti con niente addosso in un mondo generato randomicamente con biomi differenti (e differenti risorse).
Devi crearti un rifugio, accumulare ricchezze e scoprire i meccanismi per sopravvivere e prosperare.
Ovviamente c'è un'alternanza giorno-notte e condizioni atmosferiche capaci di variare le condizioni di pericolo.
Ricapitolando: sei lì col tuo bel piccone di pietra nuovo e improvvisamente eccone uno: un enderman

Chi è?
Non si sa. Si sa solo che vengono da una dimensione differente dalla nostra. Il perchè? non si sa.
Sono ostili? Non sempre.
Perchè non sono sempre ostili? Non si sa
Sono allampanati, molto più alti del personaggio.
Hanno un colorito nero e degli occhi color viola. Anche l'interno della loro bocca è violaceo
Quanti sono? Non si sa

Cosa fanno?
Seminano terrore e si fanno i fatti loro, quando vogliono.
Uscendo di notte non è raro trovarne uno in piedi vicino ad un albero. Con in mano un cubo di terreno preso per ragioni ignote.
Così come non è raro essere al riparo di notte nella propria abitazione (così come in un riparo di fortuna per evitare gli zombie o gli scheletri o i ragni) e sentire bisbigliare alla propria porta. A volte anche dei canti in una vocetta stentata da infante.
Bisbigli, un suono costante in sottofondo ed il terrore ha inizio.
Gli enderman ti fissano e aspettano che tu li fissi a tua volta
Stai scavando un filone di ferro per farti armi migliori e senti quel suono? NON TI GIRARE.
Stai camminando e senti un rumore come di arrivo improvviso e te ne trovi davanti due? GIRATI e PREGA che non sia troppo tardi.
Sì perchè una cosa è certa. Agli enderman non piace essere fissati a loro volta.
Il contatto visivo con un enderman da una alta % di portare ad una sola cosa: una morte dolorosa ed un inseguimento da incubo a meno di non essere pronti a combatterli.
Quando si accorgono dello sguardo ricambiato aprono la loro bocca ed iniziano ad emettere un suono molto più potente (e costante, non vi abbandonerà finchè non finirete sottoterra o lo ucciderete. O se si disinteresserà di voi).
Caricheranno e tenteranno di uccidervi.
Sì, sono molto forti tra parentesi.
Prendete il coraggio a due mani e li affrontate? Al primo colpo ricevuto svaniranno teleportandosi. Ma il suono rimarrà.
Da dove si stanno preparando a farvi un agguato? Dietro quell'albero? Da sottoterra? Dietro di voi?
Sì, perchè è questa la strategia di caccia degli Enderman. Mandarvi in paranoia totale, farvi consumare l'arma a furia di colpi all'aria. E uccidervi, ovviamente.
Ah, le barriere convenzionali come muri, barricate o simili servono quanto un secchio d'acqua salata nell'oceano.

Come si manifestano?
Non si manifestano. UN attimo prima non ci sono. L'attimo dopo ci sono, e vi fissano.
Non apprezzano particolarmente la luce (infatti la maggioranza degli avvistamenti avviene di notte o al tramonto) ma se ne fottono allegramente, volendo.


Debolezze?
L'acqua. La odiano e causa loro danni.
Una strategia di difesa passiva una volta commesso l'errore di guardarne uno negli occhi è appunto quella di correre all'impazzata verso la più vicina fonte d'acqua. E tuffarcisi.
Si limiteranno a fissarvi dalla loro posizione, sapendo che prima o poi commetterete l'errore di uscire da quella pozzanghera velenosa.
Inutile dire che essere costretti ad una fuga precipitosa nella notte per tuffarsi in un fiume o in un lago al buio non risulti come l'esperienza più salutare in circolazione..

Risultato?
Il peggiore terrore di ogni videogioco o prodotto di fantasia da sempre.
Non sapete perchè ci sono. Ne quanti sono. Ne cosa vogliono. Non sono necessariamente a caccia della vostra testa. Ma non esiteranno un istante ad uccidervi.
Si divertono a fissarvi aspettando una reazione ad innescare la vostra morte? Non si sa.
E cos'è il peggio?
Che il terrore non finirà mai.
Non potete sconfiggerli. Un giorno sarete lì, armati di tutto punto e pronti ad ogni cosa. E loro appariranno dal nulla, fissandovi.
Solo uno? Tre? Una decina? Girarsi scatenerà un attacco in piena regola? E se fossero oltre il muro ?

(Trovare un video che "facesse figo" è praticamente impossibile visto che 3/4 dei youtubers di minecraft o sono 12enni con difetti di pronuncia o 40enni con difetti di pronuncia)



Ok, ora mi è venuto finalmente sonno.
Affanculo