lunedì 2 gennaio 2023

Primo viaggio dell'anno









La vigilia di un lungo viaggio è sempre traumatica, ti prepari tutto il giorno e vai a dormire consapevole che dovrai alzarti prestissimo e per 10 ore muoverti da una meta all'altra. Nel viaggio si è stranieri di tutto, non c'è modo di socializzare, o comunque non mi va. Che senso ha conoscere persone in viaggio, non ne ha nessuno. Il mio pensiero indugia sull'ennesima inutilità di questo sforzo, pregusta la morte, la vede su ogni cosa su cui posa gli occhi.   
Al mattino presto le persone sono ancora chiuse dentro il loro guscio di debolezza, se ne sbarazzano verso le 9, ma alle 9 sarò già partito. Nel primo treno, fino a Milano, ho dormicchiato, ero seduto vicino a una ragazza che per tutto il tempo ha guardato fuori dal finestrino: ma che modo di viaggiare è? che cazzo, almeno portati una rivista. Va be'. A Milano ho trovato solo sporcizia e sbirri, una magrebina mi ha messo in mano due biglietti del treno chiedendomi dove doveva andare. Le ho detto di andare dove cazzo le pare tanto siamo tutti morti, ma non ha capito un Mordor, così le ho indicato un binario. Ci si può uccidere facilmente in una stazione dove passano così tanti treni, ma a me buttarsi sotto un treno è sempre sembrata una morte improbabile, troppo chiassosa, quindi ho rinunciato: ho invece preso un caffè, e ho fatto male perché mi ha dato lo stimolo di andare in bagno, e di sicuro non cago in stazione centrale a Milano, perché anche prendere l'ebola mi pare un pessimo suicidio.
Curioso quante volte le persone pensino al suicidio accarezzandone le possibilità: possibilità illimitate. Comunque ho aspettato un'oretta osservando la gente andare e venire da un binario all'altro, mi sono goduto l'immondo spettacolo della folla umana. Un tizio mi ha fatto accendere ché avevo dimenticato l'accendino, diomerda, ho fumato; mentre fumavo ho spiato due cinesine che parlavano di non so cosa, una carina l'altra un po' meno; in generale le asiatiche mi attirano tutte, mi danno un'impressione di dolcezza pragmatica, senza tanti cazzi per la testa.
Sul secondo treno, quello che mi porterà ad Ancona, siamo schiacciati come sardine ubriache su 4 posti attaccati, e se non altro mi è venuta fame. Ho da leggere e da fare cose al pc, ma sto talmente scomodo che qualsiasi cosa farò sarà una merda. Intanto scrivo, il che mi permette per un po' di dimenticare le fatiche dell'essere, ascoltando musica per isolarmi dal vociare fastidioso tipico delle moltitudini. Sì cazzo, siamo veramente tanti in questo treno, e parlano tutti, dio Mordor, ma che farci, i viaggi sono così. Quelli davanti a me scoreggiano parole idiote, sono padre e figlio. Lui, il figlio, vuole vedere il telefono del padre, il padre non vuole, intanto rompono il cazzo a me; quello di fianco mangia e sbriciola tutto, è mezz'ora che mangia, ma dai cazzo.
L'ultimo treno che prenderò è un regionale, per fare Ancona - Civitanova, e poi finalmente a casa potrò cagare e ricaricarmi nella solitudine buia della mia stanza. Ma per ora conviene che mangi qualcosa anche io, non vorrei perdere i sensi e ritrovarmi stuprato e derubato da un capro nero. Cose che in treno possono accadere. I samurai attraverso la loro spada vivevano per morire, io muoio un po' alla volta intanto che cerco di vivere.
 Il panino con l'arrosto s'era indurito, quello coi funghi s'è smosciato; l'ultimo, quello col prosciutto, l'ho barattato con una stella di super Mario: me la sono messa qui sul tavolino per avere qualcosa da vedere che non sia il monotono paesaggio delle periferie italiane che si vede dal treno.
Ma è tutto inutile, anche a guardarla non mi viene sonno.
C'è un luogo più buio della notte e più disperato di una Teutoburgo, sono gli scompartimenti dei treni dove viaggi per ore e ore. Ti sembra, alla fine, di essere arrivato da qualche parte, ma sei sempre lì, all'Inferno, e devi viverlo finché non avrai scontato la vita.



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